Te lo leggo negli occhi…

Quando si parla di ipnosi è difficile non nominare Milton Erickson, il suo approccio alla disciplina e tutto quello che è venuto dopo. In particolare è molto probabile cominciare a discutere del lavoro di Bandler e Grinder e di parlare della Programmazione NeuroLinguistica (PNL).

A prescindere dal nome altisonante, la PNL è un sunto del lavoro di Erickson attraverso gli occhi di Bandler e Grinder e fornisce un modello della struttura della mente e un corpus di tecniche per il cambiamento personale. Nonostante le molte idee interessanti, i fondatori della PNL così come tutto il movimento che ne è nato non si sono mai preoccupati di verificarle anzi dicono esplicitamente che non hanno alcun interesse in ciò che è vero ma vogliono solo discutere qualcosa di utile (per lo meno lo si può trovare scritto o detto in buona parte dei libri e dei seminari di Bandler). Non voglio entrare nel merito della sensatezza di questa affermazione, ma almeno per quanto riguarda il metodo scientifico e il mio personale punto di vista, una teoria (in questo caso una tecnica di cambiamento personale) deve essere verificabile e soprattutto per avere la pretesa di ‘funzionare’ deve essere verificata!

E qui casca l’asino.

Non so’ per certo quanto della PNL sia stato verificato e quanto no, ma so’ per certo che ci sono alcuni ottimi spunti per la terapia ma anche alcuni capisaldi che da almeno un ventennio sono stati demistificati e sono stati provati essere completamente inconcludenti o non funzionanti. Uno di questi sono le ‘visual accessing cues’ in italiano chiamati segnali di accesso. In breve si ritiene che in base a dove una persona muova lo sguardo sia possibile capire se sta creando un pensiero (inventandolo) o se sta accedendo a qualche memoria, a dirla tutta si pensava di poter capire addirittura quale ambito sensoriale fosse quello principalmente usato nel immaginare/ricordare.


Immagine da PsyBlog

Ci sono stati studi negli anni ottanta che mettevano in discussione questo aspetto, seppur non dicessero esplicitamente che si trattava di una falsità o di una teoria campata per aria, ma il dibattito è rimasto aperto da allora. Ed è stato riacceso di colpo quando la scorsa settimana è stato pubblicato su PLOS ONE (una rivista scientifica) l’articolo The Eyes Don’t Have It: Lie Detection and Neuro-Linguistic Programming di Richard Wiseman, Caroline Watt, Leanne ten Brinke, Stephen Porter, Sara-Louise Couper e Calum Rankin.

Uno dei punti chiave dei segnali di accesso è il fatto che può essere usato come detector per le bugie. In parole povere, se si guarda nella ‘direzione del ricordo’ si sta effettivamente ricordando qualcosa mentre se si guarda nell’altra direzione, quella di ‘creazione’, si sta creando una nuova memoria dal nulla, in altre parole la menzogna. Nell’articolo che ho appena citato viene mostrato come non ci sia nessuna relazione tra bugie e direzione dello sguardo.

Non solo. Qualcuno potrebbe argomentare che spiegando ai soggetti esaminati la teoria dei segnali di accesso, questo li ‘suggestionerebbe’ e li indurrebbe inconsciamente a seguire qualche pattern che distingua tra bugia e verità… Wiseman e i collaboratori hanno testato anche questo, e purtroppo, il risultato non è cambiato.

C’è solo una critica che può essere fatta a questo lavoro, secondo me. Un ottimo libro sul linguaggio del corpo è stato scritto da Joe Navarro qualche anno fa (si chiama What Every Body is Saying e non so’ se sia mai stato tradotto in italiano). In questo libro, un esperto in fatto di interrogatori, una ‘macchina della verità vivente’ a dirla tutta, racconta come quasi tutto quello che si legge in giro sull’individuare la menzogna sia falso e come qualunque buon interrogatore sappia che ci sia da identificare un comportamento normale e poi cercare la menzogna basandosi su una deviazione a questa normalità. Ora, l’autore è molto obiettivo e dice che è un lavoro difficile, che ci sia da osservare tutto il corpo e tutte le reazioni in una loro globalità e tutta una serie di altre piccole indicazioni che chiarificano come non sia così chiaro ed evidente poter distinguere verità e bugia ma dal canto suo da un alibi ai PNListi… nello studio Wiseman e i suoi non fanno una ‘calibratura’ su ogni soggetto e l’esperto di PNL moderno potrebbe dire che lo studio non è rilevante a causa della mancanza di questo punto.

Per quanto ne so’, e da quanto ho capito in alcune discussioni di Wiseman, stanno già pensando di completare lo studio pubblicando un nuovo articolo che tratti esperimenti che tengano conto di questo fatto. Dal canto mio non credo i risultati saranno diversi e consiglio a tutti quelli che sono interessati nell’individuazione delle bugie (e non solo) di leggere i libro di Navarro che ho citato sopra o qualche libro di Paul Eckman, uno che di bugie è esperto mondiale (i suoi libri si trovano anche in Italiano).

Mi premeva scrivere questo articolo per due motivi. Il primo è che ci sono una miriade di corsi truffa sulla lettura del pensiero e l’individuazione delle menzogne e penso sia importante sapere  cosa si sa che funziona e che non funziona quando si deve scegliere un corso (il mio consiglio è: leggetevi un libro di Eckman e quello di Navarro, e poi fate pratica!). Il secondo è che la PNL mi piace ma non mi è mai piaciuto il suo approccio che rifiuta la verifica sperimentale. L’entusiasmo soggettivo non è un metodo oggettivo per decidere cosa funziona e cosa no, chiunque sia minimamente informato su come funziona il nostro cervello sa che ci ricordiamo principalmente tutto ciò che conferma le nostre idee, e mai e poi mai quello che le confuta. Se uno deve lavorare col cervello proprio o quello di altri è importante che capisca e stabilisca cosa funziona o cosa no!

Tanto per fare un po’ di pubblicità, seguendo questo link trovate un piccolo sunto in inglese di come funzionano le teorie di Eckman (che sono legate a fatti sperimentali, fatemelo ribadire). Inoltre Wiseman è un divulgatore eccezionale, se avete modo leggetevi uno qualunque dei suoi libri!

Per altre informazioni contattateci pure :)

Marcello

 


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