La censura, brutta bestia

Illusioni Mentali è contro la censura. Sempre. Censurare in generale non serve a nulla, in particolare, su Internet nel 2012quasi13 ottiene esattamente l’effetto opposto.

Per questo (anche se poco ha a che fare con gli argomenti che Illusioni Mentali tratta di solito), e per far capire a quei cialtroni che ancora trattano la rete come un giochetto su cui possono fare il bello e cattivo tempo, ci tengo a riportare per intero l’artico di Piergiorgio Odifreddi che Repubblica, dove era ospitato il blog di Odifreddi, sotto pressioni di “qualcuno” ha deciso di togliere. Alla faccia del pluralismo delle idee, del nutrimento reciproco delle idee diverse, insomma, il solito squallido siparietto che si ripete.

Antefatto: qualche giorno fa Odifreddi pubblica un articolo sul suo blog su Repubblica a seguito dell’attacco di Israele, condannandolo. Ora, ben si capisce che Odifreddi ha diritto a dire la sua (come ogni altro), e ognuno è libero di leggere o no l’articolo, ma il giorno dopo pubblica un post di commiato in quanto le pressioni dall’ “esterno” sono troppe per continuare e decide di mollare. In calce l’articolo completo incriminato. Ad Odifreddi consigliamo di risorgere a nuova gloria utilizzando un altro spazio più libero. La censura è un atto di violenza e certa gente è ora che capisca che Internet non è il giornalino di classe.

Dieci volte peggio dei nazisti
Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.

Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320 stabilito dal Fuehrer. Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l’eccidio, ma la pena fu commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu scarcerato per “motivi di salute” (tra virgolette, perché sopravvisse altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono condannati all’ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi centenario.

In questi giorni si sta compiendo in Israele l’ennesima replica della logica nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli “atti terroristici” della resistenza palestinese contro gli occupanti israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe. Il che d’altronde aveva già minacciato e deciso di fare a freddo, per punire l’Autorità Nazionale Palestinese di un crimine terribile: aver chiesto alle Nazioni Unite di esservi ammessa come membro osservatore! Cosa succederà durante l’invasione, è facilmente prevedibile. Durante l’operazione Piombo Fuso di fine 2008 e inizio 2009, infatti, compiuta con le stesse scuse e gli stessi fini, sono stati uccisi almeno 1400 palestinesi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, a fronte dei 15 morti israeliani provocati in otto anni (!) dai razzi di Hamas. Un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l’eccidio di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e dall’esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi.

Ma a far condannare all’ergastolo Kesserling, Kappler e Priebke ne è bastato uno solo, e molto meno efferato: a quando dunque un tribunale internazionale per processare e condannare anche Netanyahu e i suoi generali?

Piergiorgio Odifreddi

 


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