La neurologia dell’ipnosi in quattro parti – parte 3

E con questo post continuiamo il nostro viaggio nella neurologia dell’ipnosi iniziato qualche giorno fa… cosa possiamo dire di aver scoperto?

 

Gli scorsi post sono accessibili cliccando su parte 1 e parte 2.

Tirando le somme…

Gli scienziati hanno osservato cambiamenti nel funzionamento cervello durante l’ipnosi, eppure questi cambiamenti (almeno da un punto di vista pratico) non è chiaro cosa rivelino.

Il punto è che è difficile dare una interpretazione psicologica di un fenomeno fisiologico e le funzioni del cervello ancora non sono comprese abbastanza bene.

Nonostante è ormai noto che l’ipnosi modifichi i processi cerebrali, al momento sembra anche che l’ipnosi non crei una firma cerebrale univoca. Come scrive Burgess (2007), nessuno dei risultati neurologici può essere attribuito alla sola ipnosi, visto e considerato che gli stessi risultati possono apparire in altre circostanze non ipnotiche. Non solo non riusciamo a distinguere l’ipnosi dalla normale attività cerebrale, ma gli stessi schemi cerebraili appaiono spesso studiando altri tipi di terapie mente-cervello (spesso usate assieme all’ipnoterapia), ad esempio l’immaginazione guidata, il rilassamento progressivo e la meditazione mindfulness (vedi ad esempio Lazar ed altri, 2000).

Purtroppo, almeno per ora, le ricerche sull’ipnosi hanno dato risultati inconsistenti. Uno dei problemi principali è che i ricercatori non sono d’accordo su una singola definizione di ipnosi. Al momento c’è un dibattito nella comunità scientifica riguardo al considerare la trance come uno stato alterato di coscienza diverso dalla normale attività cerebrale o dal sonno, o semplicemente un tratto che alcune persone mostrano in risposta alla pressione psico-sociale (Lynn ed altri, 2007).

In altre parole ancora non si è deciso se la trance esiste o se è il risultato dell’aspettativa delle persone (abituate a vedere in tv e cinema la gente cadere in trance davanti all’ipnotista). Stando ai risultati attuali, la visione più seguita è proprio questa seconda, non esiste nessuna trance ma in un certo senso la gente se lo aspetta e quindi cade in trance.

Un altro problema nell’interpretazione dei risultati delle ricerche è che non c’è un metodo standardizzato per ipnotizzare le persone e in molti dei lavori il metodo usato per indurre l’ipnosi non viene spiegato. Considerata la grande quantità di metodi per indurre l’ipnosi (se volete saperne di più partecipate a Reality Bending), è possibile che gli effetti siano presenti in funzione delle diverse tecniche usate e delle diverse richieste effettuate dall’ipnotista.

Lynn e altri (2007) a tal proposito commentano: “c’è un grado sorprendente di consenso tra gli scienziati sul fatto che l’ipnosi non sia uno stato uniforme, bensì rifletta cosa i soggetti ‘fanno’ durante l’ipnosi… cosa che varia in funzione delle suggestioni che ricevono” (p. 147).

Ora come ora, inoltre, gli studi sulla neurologia dell’ipnosi non hanno fatto luce su cosa sia il “subconscio” (la “mente inconscia”). Ovvero quella parte del processo cognitivo che spesso sembra essere fuori dalla consapevolezza o da un controllo cosciente.

Secondo Rossi (1986) la mente inconscia può essere caratterizzata dal sistema limbico, il cervello primitivo che comprende l’ippocampo, l’ipotalamo, la ghiandola pituitaria, l’amigdala e il tronco cerebrale. Questa parte del cervello regola le emozioni e le necessità biologiche (appetito, sesso, sonno, e motivazione) ed emette neuro-trasmettitori che attivano il sistema endocrino, influenzano il sistema immunitario e regolano il sistema nervoso autonomo.

Quindi cosa dice questo questo breve assaggio delle ricerche attuali ad un ipnotista?

  • l’ipnosi influenza il cervello in vari modi in modo da facilitare la suggestionabilità;
  • l’ipnosi sembra aumentare l’attività cerebrale in alcune aree del cervello e diminuirla in altre;
  • l’ipnosi sembra influenzare la connettività del cervello;
  • le persone hanno capacità ipnotiche differenti e non rispondono allo stesso modo alle stesse suggestioni;
  • cosa succede a livello neurologico durante l’ipnosi sembra dipendere dal metodo utilizzato e dalle istruzioni impartite.

Se anche queste conclusioni non sembrano dare un quadro chiaro e definito, esse mostrano cosa possiamo affermare con sicurezza al momento.

Seguendo la ricerca in neurologia e ipnosi possiamo evitare di farci abbindolare dalle affermazioni erronee e ipersemplificate che si sentono quotidianamente sull’ipnosi e sul cervello. Inoltre da ipnotisti possiamo apprezzare meglio la complessità delle mente che andremo ad influenzare e guidare, e la responsabilità che come tali abbiamo.

Con il titolo “La neurologia dell’ipnosi in quattro parti” intendevo proprio questo… in tre parti abbiamo avuto una panoramica di cosa sia l’ipnosi secondo la scienza, ma di passi da fare ce ne sono ancora tantissimi, e chissà cosa verrà fuori! Nonostante tutto, ci sarebbe molto molto altro da dire, magari riprenderemo l’argomento tra qualche post per un aggiornamento… e per raccontarvi come ci poniamo noi di Illusioni Mentali nei confronti dell’ipnosi.

Per il momento grazie dei essere arrivati fino in fondo e benvenuti in questo mondo misterioso,

Marcello

(qui una dimostrazione di ipnosi senza “trance” e senza rilassamento)

 

Riferimenti bibliografici di questo e dei posti precedenti

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