Con le neuroscienze alla ricerca del libero arbitrio

Se vi dicessi che le decisioni che prendete vengono prese dal vostro cervello fino a 10 secondi prima che ne siete consapevoli, cosa pensereste? Probabilmente che sono un credulone o che vi sto prendendo in giro, sbaglio?

Eppure sono ormai cinque anni (vedi fondo pagina) che è appurato che semplici decisioni vengono prese dal nostro cervello molto in anticipo, e sono così chiare e leggibili che basta una risonanza magnetica (fMRI) per misurarle… in un certo senso il macchinario e chi sta davanti al display sono consapevoli della volta scelta molto tempo prima di voi stessi. Da notare, che alcuni studi – molto controversi a dire il vero – risalgono a più di vent’anni fa, ad opera del dottor Benjamin Libet che aveva già misurato un ritardo di circa mezzo secondo tra la decisione cerebrale e la presa di coscienza della stessa.

Ma se qualcuno può essere consapevole delle nostre scelte prima di noi, sono veramente nostre libere scelte quelle che facciamo? Come posso chiamare una scelta “mia” se non so’ nemmeno quando l’ho fatta e cosa ho deciso di fare?

Forse, prima di andare avanti, è meglio se chiarisco un po’ le meccaniche dell’esperimento pubblicato su Nature. In poche parole, i partecipanti potevano liberamente scegliere se e quando premere un pulsante con la mano destra o con la sinistra, con l’unica condizione di ricordare quando avessero deciso di usare l’una o l’altra mano.

La scelta avviene qui.

Tramite la risonanza magnetica funzionale, i ricercatori monitoravano i cervelli dei partecipanti per cercare di predire quale mano ogni partecipante avrebbe usato prima che questi ne fosse consapevole.

Il risultato, parte del quale è visibile in figura, è sbalorditivo. È stato sufficiente monitorare alcuni piccoli schemi nell’attività della corteccia frontale per poter predire quale mano il partecipante avrebbe usato con alcuni secondi di anticipo rispetto al suo esserne consapevole (6 secondi in media, ma le predizioni hanno raggiunto anche i 10s).

Come spiega uno dei co-autori dello studio, il professor John-Dylan Haynes del Max Planck Institute per le neuroscienze di Berlino, “Le nostre decisioni sono fortemente preparate dall’attività cerebrale. Per quando ne diventiamo consapevoli, buona parte del lavoro è già stata fatta.”

Ovviamente saper predire in anticipo rispetto alla nostra consapevolezza cose semplici come quale mano vogliamo alzare non implica che non abbiamo nessun potere sulle nostre decisioni, anche perché si tratta pure sempre del nostro cervello che sta elaborando e prendendo decisioni per noi. E in un certo senso noi siamo il nostro cervello.

O, come dice uno dei ricercatori, “la nostra consapevolezza è la nostra attività cerebrale, ed è quello che muove la nostra vita”.

Per qualche altro dettaglio vi consiglio di vedere questo video di Marcus Du Sautoy – importante matematico e divulgatore scientifico inglese – che si è proposto come cavia per l’esperimento (il video è in inglese, non ne ho trovato un in italiano).

Anche lui è rimasto molto turbato dal fatto che le sue scelte sono state predette 7 secondi prima che ne fosse consapevole.

Un altro video interessante, seppure del 2003 – e quindi precedente al filone di studi rigorosi sulla predizione della consapevolezza – è quello del filosofo Dan Dennett che al TED ha parlato degli scherzi della coscienza (questo ha i sottotitoli in Italiano).

Infine, sempre al TED, potete trovare questo interessantissimo video del prof. Antonio Damasio (un neuroscienziato) a proposito dell’incredibile sfida: comprendere la coscienza. Il video è recentissimo, del 2011, e lo potete vedere, sottotitolato in italiano, direttamente cliccando qui.

In entrambi i casi la coscienza non è quella su cui mettete una mano quando dovete essere caritatevoli ma è in senso più ampio la consapevolezza di sé, la vostra mente conscia rispetto all’inconscio – qualunque cosa esso sia.

Ciao,
Marcello

Fonti:


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