Il rosmarino che allunga la memoria

Eh già, non sto scherzando, almeno per certe cose l’aromaterapia funziona! In un articolo appena pubblicato su Therapeutic Advances in Psychopharmacology, Jemma McCready e il dott. Mark Moss descrivono il risultato di un esperimento che sembra dimostrare l’efficacia dell’olio essenziale di rosmarino nel migliorare la cosiddetta prospective memory in adulti sani (non sono stato in grado di trovare il nome italiano, in ogni caso si tratta della parte della memoria dedicata a ricordarsi di fare qualcosa in un dato momento futuro).

Fonte: Wikipedia

Fonte: Wikipedia

È noto da una decina d’anni ormai, con esperimenti che hanno impegnato centinaia di persone, che l’olio essenziale di rosmarino è capace di incrementare attenzione e memoria, così come l’olio di lavanda ha esattamente l’effetto opposto (si veda a riguardo Aromas of rosemary and lavender essential oils differentially affect cognition and mood in healthy adults pubblicato sull’International Journal of Neurosciences).

In effetti, come ha raccontato oggi il dott. Ross a varie testate britanniche, la loro ricerca è partita da alcuni risultati già noti sull’effetto dell’olio essenziale di rosmarino su memoria a lungo termine e capacità aritmetiche. In questo caso i ricercatoti hanno deciso di controllare se l’effetto fosse valido anche per la prospective memory, una capacità essenziale nella nostra vita quotidiana: ne abbiamo bisogno per ricordarci di spedire i messaggi di auguri ma soprattutto per prendere le medicine nei momenti giusti o per andare ad appuntamenti.

L’esperimento ha coinvolto 66 pazienti, separati in maniera casuale in due gruppi, uno fatto entrare in una stanza aromatizzata da 4 gocce di olio essenziale in un diffusore, e l’altro in una stanza identica ma non aromatizzata.

Mentre erano nella stanza, tutti i partecipanti hanno completato un test ideato per osservare le loro capacità di prospective memory: dal nascondere un oggetto che poi avrebbero dovuto ritrovare dopo essere usciti a ricordarsi di portare un oggetto specifico ai ricercatori ad una cert’ora. Ogni test andava effettuato senza nessun suggerimento da parte dei ricercatori. Nel caso in cui i pazienti avessero dimenticato di portare a termine i loro compiti, è stata pianificata una serie graduale di reminder: più erano espliciti e più basso veniva considerato il punteggio.

Alla fine del test ad ogni paziente è stato fornito un questionario sul proprio stato d’animo e gli è stata fatta un’analisi del sangue, questi per controllare se i livelli di performance e umore fossero legati ad un composto (l’1,8-cineolo) presente nel sangue e nell’olio essenziale di rosmarino (lo stesso composto che negli studi passati si era dimostrato effettivo per la memoria).

Al termine delle analisi i ricercatori hanno osservato una correlazione tra olio essenziale e memoria, e allo stesso tempo nessuna relazione tra stato d’animo e memoria. Inoltre nel sangue dei pazienti entrati nella stanza era presente 1,8-cineolo in alta quantità, ad indicare che la sostanza viene trasferita nel sangue ed assorbita dall’organismo.

Servono ulteriori ricerche, ma chissà che per trattare pazienti con problemi di memoria non si cominceranno a fare grigliate (con tante bistecche cotte con tanto rosmarino!).

Buon appetito,
Marcello


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