Il mistero del bicchiere che si muove da solo

Saranno enti metafisici o siamo noi che ci muoviamo e non ce ne rendiamo conto?

Probabilmente sapete già che il cervello può prendere decisioni molto prima di farci sapere di averle prese (oppure cliccate qui e andate a leggere il nostro articolo a riguardo), ma muoverci senza esserne consapevoli sembra troppo… Vero?

L’indicatore della tavoletta Ouija (che se anche non vi suonasse familiare avete già visto in qualche film americano degli anni ottanta o nell’immagine qui sotto) e la bacchetta da rabdomante sono due semplici esempi di oggetti che sembrano muoversi con una volontà propria e che, consapevolmente o no, sono in realtà mossi dalle persone che li tengono.

ouija board and pointer

Il mistero non sta nella connessione con il mondo ultraterreno, ma nel perché riusciamo a fare questi movimenti senza rendercene conto!

Il fenomeno dietro tutto questo si chiama effetto ideomotorio (ho linkato Wikipedia in italiano ma vi consiglio vivamente di usare la pagina inglese) e potete verificarlo voi stessi in un modo molto semplice con un pendolo. Se non avete il pendolo prendete un filo sottile lungo una trentina di centimetri ed appendeteci un peso (penna USB, anello, chiave, cristallo, ciondolo, …).

Prendete il capo libero del pendolo e tenetelo di fronte a voi con il braccio disteso, in modo che il peso sia libero di muoversi. Cercate di tenere il vostro braccio immobile.

Il peso inizierà a muoversi in piccoli circoli in verso orario o antiorario. A questo punto decidete diciamo che la rotazione in senso orario significa “Si” mentre quella in senso antiorario significa “No” (è una cosa arbitraria, potete tranquillamente decidere il contrario).

Ora, anziché cercare di muovere il pendolo volontariamente, chiedetevi qualcosa, qualunque cosa che ammetta come risposte “Si” o “No”. Mantenete nella mente questo pensiero (e la vostra convenzione per si/no) e, anche se state cercando di non fare nessun movimento, presto il pendolo comincerà a muoversi in risposta alla domanda. Con un po’ di esercizio presto diventerà immediatamente e la risposta molto vistosa, e a volte sorprendente.

Magia? Segnali da un altro mondo? No, meravigliosa e ordinaria magia della vostra mente. I fenomeni ideomotori sono ben noti da tempo, e molto usati in mentalismo, psicologia e ipnosi: si tratta di piccoli (e a volte grandi) movimenti che fate inconsapevolmente. La cordicella del pendolo li amplifica e l’inerzia del peso li conserva e li fa sommare fino a generare il movimento rotatorio. Se proprio vogliamo essere precisi, questo effetto particolare si chiama pendolo di Chevreul, dal nome dello scienziato francese che l’ha studiato per primo (nel 1883, non sono sicuro sia il primo ma probabilmente è il primo a scriverne organicamente).

Nel piccolo esperimento che vi ho proposto siete a tutti gli effetti testimoni e osservatori di un movimento che non vi appartiene, almeno coscientemente, nonostante ne siete la causa effettiva (siete voi che vi muovete, c’è poco da farci).

Lo stesso accade al bastone del rabdomante o al lettore della tavoletta Ouija, in cui il movimento è causato dal gruppo di persone che lo stanno tenendo. E in maniera ancora più vistosa (mancando un mezzo che amplifica il movimento) a tante delle persone che sperimentano effetti ipnotici.

La cosa più interessante di questo fenomeno è quello che ci può dire sulla mente. Possiamo fare movimenti che non ci rendiamo conto di fare, come possiamo essere sicuri di quali azioni ci appartengono? Di cosa sia veramente provocato da noi e cosa sia solo frutto di un’impressione o di un giudizio inaccurato.

È un po’ che mi interrogo sul libero arbitrio (che sinceramente sono sempre meno convinto esista). Poco tempo fa ho comprato The Illusion of Conscious Will del dottor Daniel Wegner.

Secondo Wegner (che non è proprio un incompetente…) la nostra sensazione di compiere un’azione è solo un’illusione o, se volete, una costruzione della nostra mente. Le sue ricerche lasciano pensare che i processi mentali che controllano i nostri movimenti e quelli che si occupano di stabilire cosa ha causato cosa non sono legati.

La nostra mente non lavora come in “Esplorando il corpo umano” con un capitano centrale che manda gli ordini e strutture periferiche di grado inferiore che li eseguono e confermano che il comando è stato eseguito. Sempre secondo Wegner, la nostra mente assomiglia più ad un collettivo organizzato: il comandante (la nostra consapevolezza) invia un ordine e osserva cosa succede, ma non è mai sicuro di cosa a causato cosa, al contrario deve usare dei principi generici per stabilire quando e come il comando è stato eseguito.

Uno si questi principi è che la causa deve essere consistente con l’effetto. Cerco di spiegarmi meglio. Se pensate “Ora muovo la mia mano” e la mano si muove, è probabile che avrete immediatamente la sensazione di aver provocato voi il movimento. Il principio si blocca quando il pensiero e l’azione sono diversi (incoerenti solo a prima vista), come nel pendolo di Chevreul. Se pensate “Non sto muovendo la mia mano!” sarete meno inclini ad associare i piccoli movimenti che fate ai movimenti vistosi del pendolo, nonostante la precisione e la profondità delle risposte che potete ottenere.

Fate la prova, sperimentate varianti, e fatemi sapere. Giocare coi pendoli è molto interessante.

Buon divertimento,
Marcello

Fonti: un post di Mind Hack ha ispirato questo articolo e il libro di Wegner.


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  • Daniele Sicorace

    Super Epic Quote a “Esplorando il Corpo Umano” 😉