Pensare positivo? Ora basta! È tempo di agire positivo!

Se entri in una libreria di cinque piani in centro a Londra e vai verso la sezione di psicologia divulgativa o quella della ‘popular science’, una delle cose che ti colpisce di più è la quantità incredibile di libri di crescita personale, scritti da fantomatici guru con le loro faccione sorridenti sparate in copertina pronti a raccontarvi i segreti del vivere felici.

Aprendone uno a caso, e poi un altro, e poi un altro, è difficile non notare che quasi tutti ti martellano sulla necessità di cambiare radicalmente modo di pensare per poter vivere meglio e ovviamente ognuno di loro conosce l’unico vero modo infallibile di farlo… ed è pronto a regalarvelo attraverso il libro.

“Sforzati di pensare positivo e sarai più felice”, ti dicono, “proiettati mentalmente nella persona che vorresti essere e avrai più successo” o ancora “pensa come un miliardario e vedrai soldi arrivare a valanghe”.

Ho letto queste frasi decine, se non centinaia, di volte nei più disparati libri di PNL, crescita personale e auto aiuto.

Ormai dovreste sapere che ne penso della PNL… o per lo meno di buona parte di essa e dei suoi sostenitori radicali che rifiutano di accettare anche le più certe evidenze scientifiche. Chiaramente non tutto è da buttare, ma al momento c’è da fare molta pulizia… chissà magari, tempo permettendo, cominciamo a farne un po’ qui su Illusioni Mentali.

Ormai è assoldato che dobbiamo stare attenti a chi millanta la panacea per tutti i mali e porta le più improponibili conferme (pseudo)scientificamente testate e, chiaramente, non riproducibili con un serio protocollo di analisi.
L’unico strumento che abbiamo per separare le chiacchiere dalle cose effettive è il metodo scientifico. Demonizzarlo o denigrarlo significa rinunciare all’unica arma di difesa della nostra curiosità e della nostra voglia di scoprire e capire.

Ma cosa c’entra tutto questo con i guru di parecchi paragrafi fa? I loro metodi sembrano ragionevoli e tuttalpiù innocui, come mai questa mia ferocia nei loro confronti?

Detto in parole povere, molte delle tecniche di pensiero positivo e/o temporale, all’atto pratico, si sono dimostrate infondate e inefficaci, se non addirittura controproducenti.

Prendete la visualizzazione, presente praticamente i ogni testo sulla crescita personale e sulla felicità. Questa tecnica, che dovrebbe mettervi in condizione di vivere felici e diventare persone migliori, prevede che dedichiate qualche minuto al giorno ad immaginare una versione perfetta di voi stessi mentre si comporta in modo perfetto nel posto perfetto. Questo esercizio dovrebbe programmare i vostri cervelli in modo da favorire la vostra crescita e il vostro successo, trasformando i nella versione perfetta dei vostri sogni. Sfortunatamente, tutti gli studi seri sull’argomento sono giunti a conclusione che la tecnica non funziona.

Che poi, se ci pensate bene, quanto spesso vi succede di immaginarvi in una vita perfetta o in un posto perfetto (senza dover scomodare i libri di crescita personale)?

Se proprio state cercando la felicità, provate a smettere per un po’. Nel frattempo andate in libreria e compratevi istruzioni per rendersi infelici di Paul Watzlawick… Poi ne riparliamo 😉

Tornando alla visualizzazione c’è un esperimento a riguardo molto interessante: è stato chiesto a degli studenti di spendere ogni giorno qualche momento a visualizzarsi mentre ottenevano bei voti in uno dei loro esami futuri. Nonostante si trattasse di pochissimi minuti al giorno, gli studenti hanno che hanno partecipato all’esperimento si sono trovati a studiare meno e ottenere voti più bassi. Se cercate tra le pubblicazioni di Lien Pham, un ricercatore dell’Università della California, trovate tutti i dettagli.

Un altro esperimento molto carino è stato fatto da Gabriele Oettingen alla New York University. Ai ragazzi appena laureati è stato chiesto di annotare quanto spesso si trovavano a fantasticare sul loro lavoro dei sogni. Strano ma vero, chi fantasticava di più sui suoi successi futuri si è ritrovato a ricevere meno offerte di lavoro e di minore importanza.

Potrei andare avanti, ci sono decine di esperimenti simili. Tutti con lo stesso risultato disastroso.

Ma perché queste tecniche non funzionano??

Boh… Alcuni pensano che chi fantastica tanto sulla sua meravigliosa vita futura sia meno propenso a riadattarsi alle situazioni. Altri dicono che sperimentando mentalmente le gioie di cui si è alla ricerca si diventa più restii a mettersi a lavorare di impegno per ottenerle realmente. Qualunque sia il motivo, una cosa è chiara: immaginare il perfetto te stesso non fa bene

Oddio, ma allora siamo senza speranza? Poveri sfortunati destinati ad una vita di miseria a cui è stato anche tolto il piacere di fantasticare sul futuro! O forse no?!?

Se ci concentriamo sul cambiamento, in realtà, le cose non vanno poi tanto male… e dobbiamo ringraziare il metodo scientifico per i risultati e Richard Wiseman per aver cercato di divulgare la cosa!

Rip It Up - Richard Wiseman

Decenni di ricerche, infatti, hanno mostrato che esiste un modo tanto semplice quanto effettivo per trasformare il modo in cui pensate e quello che provate: una tecnica che nasce dal senso comune ma affonda profondamente le sue radici nell’evidenza sperimentale.

Facciamo un salto di circa 150 anni e spostiamoci all’Università di Harvard, dove William James, un pensatore vittoriano (molto famoso all’epoca) molto anticonformista e dai modi decisamente bizzarri, aveva a che fare con un orso immaginario.

Non scherzo! Nel 1890, proprio grazie a quell’orso, James ha pubblicato ‘I principi della psicologia’, un trattato mastodontico (in due volumi) che gli studenti delle scienze comportamentali devono tutt’oggi comprare e studiare!!!

Ma andiamo con calma. Verso la fine del 1880, James aveva cominciato ad interessarsi alla relazione tra le emozioni e i comportamenti. La nostra esperienza quotidiana ci mostra chiaramente che le nostre emozioni fanno in modo che ci comportiamo in determinati modi: essere felici ci fa sorridere, essere tristi ci fa arricciare la fronte, ecc. Semplice, un fatto ovvio. Che senso ha perderci tempo?

Eppure James era convinto che questo senso comune fosse incompleto, e pur di dire la sua propose una teoria radicalmente nuova. Secondo lui la relazione tra emozione e comportamento non era spiegata da un meccanismo unidirezionale (emozione causa comportamento), ma una strada a doppio senso in cui anche il comportamento è capace di causare una emozione. James era convinto che sorridere ti può rendere felice e accigliarti ti può far rattristare. O, per dirla come piaceva a lui:

“Non scappi da un orso perché hai paura di lui, ma al contrario ti spaventi dell’orso perché scappi da lui.”

Chiaramente la teoria di James, come ogni teoria troppo avanti rispetto ai tempi, finì immediatamente nel dimenticatoio. E lì rimase per più di 60 anni. Oltretutto James era un profondo denigratore del metodo scientifico, e questo rese l’accantonamento molto più facile…

Nel frattempo la crescita personale cominciava a fare capolino e i guru dell’auto-aiuto si davano da fare nel proporre idee in linea con l’esperienza quotidiana: le emozioni causano i comportamenti, quindi dovete cambiare il vostro modo di pensare e non i vostri comportamenti! Ce ne fosse stato uno che avesse provato a testare le idee di James…

Ma, come saprete, le vie dell’Universo sono infinite. E, nonostante tutto, un dottorando della Clarck University, lo psicologo James Laird, decise di mettere alla prova le teorie di James. Erano gli anni settanta. Mancava poco al secolo da quando James aveva proposto la sua idea.

Laird ideò un esperimento semplicissimo. Dei volontari venivano invitati in laboratorio e gli veniva chiesto di adottare certe espressioni facciali: per farli sembrare arrabbiati ai partecipanti veniva chiesto di puntare le sopracciglia e stringere i denti, mentre per sembrare felici gli veniva chiesto di tirare su gli angoli della bocca. I risultati furono strabilianti!

Esattamente come teorizzato da James quasi un secolo prima i partecipanti si sentivano significativamente più felici quando forzavano un sorriso e molto più nervosi e arrabbiati quando stringevano i denti e “guardavano brutto”.

Una valanga di studi successivi ha messo in luce come lo stesso esatto effetto si applica a praticamente ogni aspetto della nostra vita quotidiana: comportandoci come se fossimo un certo tipo di persona, diventiamo quella persona. Si tratta del principio del “Come Se”, o per lo meno così lo chiama Wiseman.

Prendiamo la sicurezza di se. Molti libri che spiegano come sentirsi sicuri di se vi incoraggiano a focalizzarvi su momenti della vostra vita in cui vi sentivate sicuri e vi dicono di visualizzarvi in determinati atteggiamenti assertivi. Per contro, il principio del “Come Se” vi suggerisce che è molto più efficace cambiare il vostro comportamento e fare finta di essere sicuri per diventarlo. Sarà vero?

Dana Carney, un’assistente alla Columbia Business School, ha provato a verificarlo con un esperimento. Ha diviso dei volontari in due gruppi. In uno le persone erano state fatte sedere con i piedi sul tavolo, mentre guardavano in alto e tenevano le loro mani incrociate dietro la testa; nell’altro erano stati fatti sedere con pose non associate a sensazioni di dominazione, ad esempio alcuni di loro erano stati fatti sedere con i piedi bene appoggiati a terra e le mani sulle ginocchia mentre guardavano in basso verso il pavimento. Ebbene, è bastato un minuto di posizione dominante per dare la carica alla sicurezza di se dei partecipanti del primo gruppo.

E non si tratta solo di osservazioni basate sulla soggettività dei partecipanti. Giustamente i ricercatori hanno deciso di controllare le sostanze chimiche in circolo prima, durante e dopo gli esperimenti. Chi aveva assunto posizioni dominanti aveva un contenuto di testosterone nel sangue significativamente più alto: sedendosi in quel modo avevano effettivamente modificato la chimica del proprio corpo! L’effetto è reale e misurabile!

Un altro cliché fantastico è quello sulla forza di volontà. Le persone motivate tendono i muscoli come se fossero pronte ad entrare in azione. Sarà mai possibile dare la carica alla vostra forza di volontà semplicemente tendendo i vostri muscoli? Iris Hung, alla National University of Singapore ha fatto la prova: ha chiesto a dei volontari di entrare in un bar locale, evitare la tentazione e non comprare nessun dolce. Ad alcuni dei volontari è stato detto di chiudere le mani a pugno o tirare i bicipiti prima di entrare (e quindi di comportarsi come se fossero più motivati). Incredibilmente, questo esercizio semplicissimo aveva fatto in modo che molte più persone avessero comprato cibi sani al posto dei dolci.

Potrei continuare per ore. Il principio del “Come Se” può farvi sentire più giovani (e parlo di effetti sensibili su gruppi di settantenni!), migliorando di conseguenza la salute e la qualità della vita (prometto che dedicherò a questo esperimento uno dei prossimi articoli).

Il “Come Se”, la più grande idea di William James e probabilmente della psicologia moderna, può essere applicato a praticamente ogni aspetto della nostra vita. Può far sentire le persone più felici, ridurre o eliminare l’ansia e le preoccupazioni, farci innamora e vivere felici, tenerci in forma, dimagrire, aumentare l’autostima, la sicurezza, la forza di volontà e addirittura rallentare gli effetti della vecchiaia. E non si tratta di un placebo. Il suo effetto si misura, ci sono 50 anni di esperimenti, ognuno verificato e replicato più e più volte. E molti ancora ne verranno.

Quindi addrizzate la schiena e fate un respiro profondo. È ora di strappare i vecchi libri di crescita personale e accettare la verità sul cambiamento.

Se volete saperne di più e siete impazienti, vi consiglio di leggere Rip It Up di Richard Wiseman, tradotto in italiano con l’infelice titolo 59 secondi (2) – La scienza del cambiamento applicata agli altri. Come al solito Wiseman scrive benissimo, in modo scorrevole e divertente, fornisce una valanga di suggerimenti, tecniche, idee ed esempi e li correda con una ricchissima bibliografia scientifica!

E restate sintonizzati perché ci sono altri due articoli sul “Come Se” in dirittura di arrivo.

A presto,
Marcello

PS. Tutti gli esperimenti che ho citato sono citati anche in Rip It Up (lasciatemi usare il nome inglese), ma possono essere trovati anche cercando con Google (meglio ancora con Google Scholar).


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  • felisiana

    davvero sorprendente…ho gia sperimentato la legge dell’attrazione ma nello stesso tempo,agendo d’intuito,mi sno data da fare….come se il mio sogno si stava x realizzare:sbrigando i documentinecessari,facendo telefonate,eee cn una visualizzazione giornaliera le nie vibrazioni aumentavano…e cosi in 15gg ho realizzato il mio sogno.

  • felisiana

    quello che mi chiedo adesso é: come posso modificare il mio inconscio….se la legge dell’attrazione e il “come se” funzionano SEMPRE grazie alle richieste inconscie (poiche le richieste incoscie hanno una vibraxione molto superiore al conscio) come posso “bloccare o modificare” la richieste inconscie che cozzano cn cio k desidero consciamente?
    gli do un appuntamento e li faccio accordare? !!???hihihihi 😉

  • Fabio

    non ho capito agire positivo significa agire come se una cosa fosse già realizzata? Così ho visto anche nel video della legge di risonanza su marenectaris

  • Daniele Sicorace

    agisci da persona carismatica se vuoi diventare carismatico.
    questo è il senso