Mentalismo questo (s)conosciuto

(Ho il piacere di pubblicare un articolo di Simone Ravenda, mentalista del nord-est italia nostro collaboratore, nel quale ci parla della sua concezione del mentalismo ripercorrendone un po’ la storia. Lascio la parola a Simone.)

Il mondo della magia e dell’illusionismo oggi giorno sta lentamente riaffiorando anche in Italia, tra gli interessi di ordine pubblico, dopo circa un ventennio di silenzio. Anche nelle nostre reti televisive infatti tornano a spuntare qua e la i vari fenomeni magici del momento come Dynamo, Derren Brown o Keith Berry.

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Ma se la magia sta rispuntando, assieme alle classiche carte o monete o ai più moderni iPhone che finiscono in bottiglie chiuse e sigillate, molte persone stanno sentendo parlare di un’altra branca dell’illusionismo che sta riscuotendo sempre più successo e interesse, il Mentalismo.

Ma cos’è il Mentalismo? E perchè la reazione della gente è cosi potente agli effetti di quest’arte?

L’articolo comincia con un titolo alquanto particolare, Mentalismo questo (s)conosciuto, difatti alcune persone che si approcciano a questa branca della magia lo fanno proprio perchè lo hanno visto in televisione e volendo approfondire il discorso, si fermano all’apparenza di ciò che vedono e solitamente, sviluppano gli argomenti sbagliati credendo di imparare e di conoscere questo Mentalismo, quando in realtà si muovono tra mille nuvole di fumo create ad hoc dal mentalista stesso.

La parola Mentalismo infatti è stata coniata relativamente recentemente per definire quella branca della magia che usa sapientemente tutti i cinque sensi per creare l’illusione di un sesto senso, come disse Larry Becker; nell’arco dei secoli questo termine ha assunto definizioni e accezioni diverse sviluppandosi, cambiando e modificandosi fino a giungere ai nostri giorni con un sapore completamente diverso rispetto a quello di centinaia di anni fa.
Infatti se oggi giorno i vari Derren Brown, Keith Berry, e l’italiano Francesco Tesei 35ci hanno abituati ad un mentalismo “scientifico” o “contemporaneo” in cui l’apparente spiegazione che dà il mentalista delle sue abilità si rifà a tecniche (pseudo)scientifiche, nomi un po’ più sconosciuti come Joseph Dunninger (The Amazing Dunninger, 28/4/1892 – 9/3/1975), Theodore Annemann ( 22/2/1907 – 12/1/1942) o l’italiano Giuseppe Pinetti ( 3/1/1750 – 1799 ) dimostravano le loro doti attribuendole a “poteri di origine sovrannaturale”, questi artisti non parlavano infatti di programmazione neurolinguistica o comunicazione non verbale, ma di chiaroveggenza, telepatia e telecinesi, argomenti a mio modesto parere forse più caldi per gli scettici, ma anche più affascinanti.
Secoli fa infatti il Mentalismo aveva sicuramente un’accezione più spiritualista e sovrannaturale di oggi, ma non bisogna andare così indietro per trovare mentalisti in grado di comunicare a distanza, famosi infatti i coniugi Piddington che nel 1949 sconvolsero l’inghilterra con il loro atto di telepatia a distanza via radio trasmesso alla BBC in cui il telepata (il termine mentalista arrivò in seguito). Sidney Piddington trasferiva i contenuti di una busta sigillata scritta da un notaio in via telepatica alla moglie Lesley Hazlitt la quale era a svariati km di distanza seduta dentro un vagone di un treno.
Ovviamente non si può non citare il re dei “Mentalisti Classici” ovvero Uri Geller, colui che portò alla massima fama in tutto il mondo le sue doti paranormali durante gli anni ’70 – 80 – 90.
Geller diventò estremamente famoso con la sua piegatura psichica di metalli e posate, e negli anni molti scettici tra cui il grande James Randi, prestigiatore e illusionista diventato celebre smascherando finti medium, dato che Geller asseriva di possedere poteri paranormali, l’hanno combattuto strenuamente smascherando le sue doti per tecniche di mentalismo. Il carisma e la credibilità di Geller erano ormai troppo grandi, e ogni tentativo di pubblicità negativa si trasformava instantaneamente in un successo (conclamando la teoria che “ l’importante è che se ne parli” :) ).

uri_gellerRitorniamo alla domanda iniziale quindi, cosa è di preciso il Mentalismo? Un qualcosa che si può apprendere? Oppure un dono che si ha dalla nascita? Un insieme di tecniche scientifiche che si possono studiare da un manuale o da libri o il frutto di studi esoterici, magici nella loro accezione più antica e misteriosi?
Ogni Mentalista conosce la risposta ma è raro che questa trapeli se non tramite frasi che possono significare tutto e niente usate né per confondere né per nascondere, ma solo per lasciare che almeno questa branca della magia a differenza di tutte le altre ormai purtroppo sempre più inflazionate, rimanga un mistero.
Come disse Max Maven, mentalista di fama mondiale: “se credete che ciò che faccio sia unicamente frutto di doti sovrannaturali o strani poteri vi sbagliate, qualora crediate invece che le mie abilità dipendano unicamente da trucchi da mago prefabbricati, comunque vi sbagliate, perchè? Perchè ciò che faccio è qualcosa che sta nel mezzo“.

 

Simone Ravenda – www.mindsigil.com

(Vi lascio con un video d’antologia… Simone che piega un cucchiaino a Uri Geller in persona! Grande Simo!)

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