La bugia di Leinster Gardens, nascosta in piena vista

Con questo articolo iniziamo la collaborazione con Eva Delmonte, Psicologa Psicoterapeuta in formazione, che darà un contributo ad Illusioni Mentali portando un punto di vista nuovo, più introspettivo e “psicodinamico”, sulle questioni che trattiamo. Il primo articolo infatti parla dell’ultimo episodio della terza serie di Sherlock, e quindi per chi sta seguendo la versione in italiano o non ha ancora visto la versione inglese, SPOILER ALERT!

TV Sherlock 4

La psicoanalisi nelle vicende del mistero.

In inghilterra – e non solo – sta riscuotendo un eccellente successo la serie tv della BBC “Sherlock”, che narra le vicende del noto investigatore, ma in chiave contemporanea. Sherlock e il suo immancabile braccio destro John Watson, svelano misteriose vicende nella Londra dei giorni nostri e offrono ad ogni puntata suspance, stupore, riflessioni.

J.W.:”Sono degli psicopatici tutti quelli che conosco?”
S.H.: “John, sei assuefatto a un certo stile di vita. Sei attratto in modo anomalo a persone e situazioni pericolose, perció é davvero un’enorme sorpresa che la donna di cui ti sei innamorato rientri in questo schema?”
J.W.: “Perché lei é cosí?”
S.H.: “Perche l’hai scelta tu.”

Al sentire queste parole non ho potuto celare un fremito di gioia e di stupore.
Non capita spesso che le serie televisive, soprattutto se di successo come questa, ribaltino il modo comune di pensare, tanto piú se questo ribaltamento dá voce ad un’idea squisitamente psicoanalitica.
La psicoanalisi infatti, particolarmente quella francese che fa capo a Jacques Lacan, riporta ciascun soggetto al centro della propria vita, permettendogli di comprendere che é lui il protagonista delle sue personali vicende. Senza la minima intenzione di attribuire colpe o giudizi, la psicoanalisi rovescia, non senza difficoltá, la tendenza dell’uomo moderno a collocare fuori di sé la responsabilitá della propria vita. La colpa é sempre di qualcun altro: madri e padri in prima linea, ma anche il compagno, marito o moglie, l’amico, il capo ufficio, la situazione. Sono sempre gli altri che ci costringono ad essere o a comportarci in un certo modo. “Non avevo scelta”.

Invece, a ben guardare, ciascuno di noi potrebbe sorprendentemente accorgersi che quella scelta che sembra dettata dall’esterno ci spinge sempre nella stessa direzione. La nostra vita prende tutta una direzione precisa che ci porta a ricalcare sempre uno schema al fondo identico a se stesso, sempre lo stesso ruolo, sempre nella stessa posizione: chi si lamenta di ogni cosa, chi si pone sempre come leader, chi come vittima, chi si trova sempre lo stesso tipo di partner.

“Ma perché capitano tutti a me?”. Questa frase fa sorridere perché ha in sé qualcosa di magico e superstizioso, quasi chi la pronunciasse fosse il detentore dell’amuleto della sfortuna, in grado di attirare pesone inopportune e vicende nefaste.
Come il caro Watson, uomo dall’apparenza ordinaria, ma dalla personalitá brillante, ci insegna, é lui a cercare, inconsciamente, di circondarsi di persone extra-ordinarie che hanno qualche difficoltá con la sfera affettiva: un amico geniale ma del tutto alienato dalle regole sociali fin quasi all’autismo. Una moglie il cui passato é ricco di sorprese, non sempre piacevoli, che ne dicono di una personalitá potente e decisa come quella di Sherlock.

Watson, si potrebbe dedurre, ama quindi circondarsi di persone “falliche“, per ironizzare su un termine caro alla psicoanalisi, forti, potenti, decisive nelle vite altrui, posizionandosi lui stesso come secondo, forse trovando riposo e conforto all’ombra capiente dell’amico e della moglie, ma anche soffrendo per le incolmabili distanze che questo tipo di relazioni determinano.
Giá, perché nella teoria psicoanalitica la posizione che scegliamo di ricoprire (sempre inconsciamente, s’intende) ci offre sia vantaggi che svantaggi. Questi secondi ci sembrano sempre maggiori e piú significativi dei primi, cosí che “il capo” si lamenta delle sue responsabilitá, mentre gode del suo potere; chi rimane immobile si lamenta dell’inattivitá, godendo peró della poltrona comoda su cui é adagiato.
Ciascuno di noi, anche se questo fa arrabbiare i piú che si sentono sfortunati, sceglie.

La veritá delle proprie scelte é “nascosta in piena vista” e si svela in modi inattesi, per Watson é stata come una doccia fredda. La coscienza di sé porta peró, quando accolta e perdonata, a poter creare il nuovo, a vedere quanto prima era precluso al proprio sguardo. A dar vita a nuove forme di vita.

Proprio come accade al nostro adorato amico John, che, forse, non a caso, solo dopo questa dolorosa scoperta puó finalmente decidere di accogliere il suo nuovo ruolo, essere un padre.


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